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Mandatoriccio (Cosenza) - Un Padre 'prodigo'' d'amore


di DON MICHELE ROMANO - Oggi celebriamo la IV Domenica di Quaresima, e il capitolo 15° del Vangelo di Luca (Lc 15, 1-3.11-32), è ancora ambientato, durante lo svolgimento di un banchetto. Ma, se nel capitolo 14, Gesù pranzava con i Farisei, in questo caso, condivide la tavola con i Peccatori. Naturalmente Scribi e Farisei, presenti, ma a distanza, sono indignati per il comportamento del Profeta di Nàzareth! Ma Gesù, sta solo mettendo in pratica l'appello che Lui stesso aveva fatto in Lc 14, 12-14: Invitare poveri ed emarginati alla "sua" Tavola! Criticato dai cosiddetti "Giusti" (Scribi e Farisei), incapaci di gioire come il Signore, che, finalmente, ritrova chi aveva perduto. Ecco che Luca racconta le tre "Parabole della Misericordia", definite il "Cuore del Vangelo", che tanto gli stanno a cuore, perché rivelano l'immagine di Dio, e il comportamento di Gesù. Questi tre "Racconti", rappresentano per tutti noi, un pressante invito a cambiare mentalità, a comprendere sempre più l'agire di Dio, per saperne condividere la gioia! Non possiamo continuare ad essere come gli Scribi e i Farisei, "zelanti" della Toràh, per i quali è necessario evitare ogni rapporto con i peccatori, cioè con coloro che, per il loro stato, venivano giudicati disonesti ed impuri, perché a contatto con i Romani. Invece Gesù, li accoglie e stabilisce una bella comunione con loro, mangiando insieme a tavola, preludio della Comunione escatologica, che avremmo con Dio, nel suo Regno. Così, alle prime due Parabole: della Pecora perduta, e della Moneta smarrita, oggi segue quella del Padre Misericordioso. Questo figlio "minore", con la sua richiesta, provoca una cosa inusuale per quei tempi: Infatti, l'eredità si divideva alla morte del padre, per cui, la sua richiesta e la sua drammatica partenza, è come dire al Padre: "Tu per me, sei già morto!" Partì e sperperò tutti i suoi beni, fino a ridursi all'indigenza, toccando il fondo: "Guardiano di porci" (Il mestiere più disprezzato in Israele!). "Desideroso di mangiare le carrube..."(v 16), finalmente rientra in sé, e mosso dalla fame, ritorna al Padre, augurandosi di essere trattato, almeno, come un suo salariato. Ora l'attenzione, è tutta rivolta al Padre: "Lo vide da lontano... e ne ebbe compassione" (v 20). Questo, è uno dei versetti più commoventi della Bibbia. Gli si getta al collo, lo bacia, come segno di perdono (Proprio come fece Davide, col figlio Assalonne - 2Sam 14, 33), e di reintegro nella comunione e dignità, conferendogli: Il dono della Veste lunga ("Stolè"); L'Anello al dito, col Sigillo (L'autorità restituita!); E i Sandali (Segno dell'uomo libero!). A questo punto, comincia la Festa, ma entra in scena, anche il figlio, "cosiddetto" maggiore, stordito dai festeggiamenti...! Notiamo come rimproveri apertamente il Padre, dicendo: "Ora che è tornato questo tuo figlio..." (v 30), non riconoscendolo più, neanche come suo fratello! Il Padre, sempre *PRODIGO* d'amore, risponde ancora una volta, con dire affettuoso: "Questo tuo fratello, è tornato..., e bisognava fare festa" (v 32). La Parabola, tuttavia, rimane aperta..., non sappiamo se alla fine, questo secondo figlio, è entrato in casa! Questa Parabola, richiede anche la nostra personale risposta: Finché anche noi, non entreremo nella logica di amore del Padre, sperimentando di nuovo, cosa significhi: essere figlio, ed essere fratello, anche noi ne resteremo fuori! Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e santa domenica.


di Rubrica autogestita dalla parrocchia "San Giuseppe" Mandatoriccio Mare | 30/03/2025

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