di LETIZIA GUAGLIARDI - Il 21 marzo è stata la Giornata mondiale della poesia e il 20 marzo sarebbe stato il 70° compleanno di Pino Daniele. Mi è sembrato bello unirli entrambi in questo articolo. Cominciamo dalla poesia: ha senso, oggi, sommersi come siamo da sms e messaggi Whatsapp, da e-mail e da slogan, da avatar e da influencer virtuali, scrivere o leggere poesie? In un mondo che va veloce, in cui si vuole tutto e subito e in cui molti sono dipendenti dallo scrolling (l’atto di scorrere verso il basso, con un dito, le pagine dei social online), trova posto la poesia?
Io sono convinta di sì: per rallentare, per non avere il proprio tempo quasi del tutto riempito da cose futili a cui si attribuisce un’importanza esagerata, per accorgersi che esiste anche altro, al di fuori della nostra quotidianità, per renderci consapevoli che, oltre a un cuore e a una mente, abbiamo anche un’anima.
"Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita" declamava il professor Keating nel bellissimo film 'L’attimo fuggente'.
Chi può scrivere poesie? TUTTI. Tutti quelli che usano anche l’anima e il cuore, oltre alla penna. Tutti quelli che non danno niente per scontato. Tutti quelli che sanno vedere al di là dei gesti, delle persone e degli oggetti a cui sono abituati ogni giorno.
Pino Daniele non scriveva canzoni, scriveva poesie. Nei suoi versi esprimeva l’amore, la bellezza, la ribellione, la forza di andare avanti, nonostante tutto. E ognuno di noi può riconoscersi nelle sue parole. Per esempio, nei versi della canzone che dedica a sua figlia Sara, per incoraggiarla a non perdere mai di vista i suoi sogni e il suo sorriso:
“Ma il tuo sorriso resta… Sara… devi crescere
Imparerai a guardare il cielo
ad inseguire un sogno vero.”
Dov’è la poesia? DAPPERTUTTO. Ma la scorge solo chi sa rallentare. Per esempio, per osservare un fiore colorato spuntato in mezzo al grigio del cemento, il sorriso pieno di sogni di un bimbo che dorme, una foglia che danza nell’aria, un vicolo anonimo che racconta la sua belliissima storia (a chi ha la pazienza di ascoltarla). Si può scoprire la poesia nell’attesa, nel silenzio, in un gesto, in una parola, in uno sguardo. In ogni cosa, vista con il giusto atteggiamento, si intravedono nuovi spiragli di speranza e di conforto. Come in questi versi di “Quanno chiove” che Pino forse dedicò a una prostituta o, comunque, a una donna dalla vita molto difficile:
Ma po’ quanno chiove
l’acqua te ‘nfonne e va
tanto l’aria s’adda cagna’ – tanto l’aria si deve cambiare e, si spera, porterà qualche bel cambiamento.
Scrivere o leggere una poesia (o entrambe le cose) ci trasmette serenità, ci fa riflettere, ricordare e anche apprezzare i doni della vita (altrimenti ignorati, come avviene per molti, purtroppo). Alleniamo anche la nostra creatività, quando cerchiamo le parole, le immagini o le metafore più adatte a esprimere le nostre emozioni e questo porta a trovare soluzioni e intuizioni in altri ambiti della nostra vita. Per questo, spesso, nei miei laboratori di scrittura creativa stimolo i bambini a scrivere gli HAIKU, piccoli componimenti che li abituano a osservare la realtà che li circonda, a fermare sulla carta gli attimi, a vedere con occhi nuovi i soliti oggetti, a staccarsi per un po’ dalla terra.
Vedere il mondo in un granello di sabbia; il paradiso in un fiore selvatico; tenere l’Infinito nel palmo di una mano e, infine, sperimentare l’eternità di un istante – William Blake (1757-1827)
E quando si ritorna con i piedi a terra si scoprono nuove idee, nuove prospettive, nuove energie.
Ci sono poesie, anche brevissime ma piene di significato, che hanno lasciato il segno dentro di noi e mi viene in mente “Mi illumino d’immenso” di Giuseppe Ungaretti.
Molti dei loro autori sono scomparsi ma i loro versi sono rimasti e rimarranno per sempre.
Accendere una lampada e sparire.
Questo fanno i poeti.
Ma le scintille che hanno ravvivato
se vivida è la luce, durano come i soli. (Emily Dickinson)
di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 26/03/2025
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