Una giornata straordinaria, carica di emozione e speranza, ha unito medici, infermieri e operatori sanitari in un’esperienza di fede e rinnovato impegno. Il Giubileo della Speranza, celebrato nella splendida cornice della Cattedrale Maria SS. Achiropita, ha acceso una luce speciale nel cuore della sanità calabrese, portando un messaggio di fiducia e rinascita a chi, ogni giorno, si dedica alla cura dei malati.
L’evento ha visto una folta partecipazione di professionisti della sanità, con la presenza della Presidente dell’Ordine dei Medici dott.ssa Agata Mollica e della Direttrice dello Spoke di Corigliano-Rossano dott.ssa Maria Pompea Bernardi, unite ai cappellani ospedalieri don Giovanni Filippelli e don Agostino Stasi e alle suore dell’ospedale. Il cammino giubilare ha preso il via dalla Chiesa di San Bernardino, con i partecipanti raccolti in preghiera, per poi proseguire in pellegrinaggio fino alla Cattedrale, dove alle 11:00 l’Arcivescovo ha presieduto la concelebrazione eucaristica.
Nella sua intensa omelia, l’Arcivescovo ha intrecciato la bellezza del Vangelo con il significato profondo della professione sanitaria. La Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor non è solo un’epifania di gloria, ma un segno di speranza, una luce che illumina anche i momenti più difficili. “Siamo chiamati a risvegliare in noi questa speranza che nasce dall’incontro con Gesù, fonte di vita e salvezza” – ha affermato, rivolgendosi a tutti i presenti con parole di incoraggiamento.
L’Arcivescovo ha paragonato il volto splendente di Cristo ai camici bianchi dei medici e degli operatori sanitari, simbolo di servizio e dedizione. “Come il volto di Gesù sul Monte Tabor si è trasfigurato, così il vostro lavoro quotidiano può essere un segno tangibile della gloria di Dio, che si fa visibile anche nei momenti di fatica e difficoltà” – ha sottolineato.
Questa giornata ha messo in luce l’importanza del ruolo di chi opera nel mondo della sanità: non solo curatori del corpo, ma anche custodi delle speranze di chi soffre. In un settore che spesso vive momenti di crisi e incertezza, i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari sono veri angeli della speranza, testimoni di un amore che si fa concreto nei gesti quotidiani di cura e attenzione.
“Ogni vostro gesto di cura è un atto di amore cristiano” – ha ribadito l’Arcivescovo – “e come medici e operatori sanitari, siete testimoni di speranza per molti. La speranza che oggi celebriamo è un invito a non arrendersi, a continuare a camminare anche nei momenti più difficili.”
Il Giubileo non è stato solo un momento di preghiera, ma anche un’occasione di riflessione volto a ricordare che la speranza non è solo per i malati, ma anche per chi lavora nel sistema sanitario, perché ogni professionista possa riscoprire la bellezza della propria vocazione: essere strumenti di guarigione, compassione e accoglienza.
“Una buona organizzazione del lavoro e l’attenzione al benessere degli operatori sanitari sono fondamentali per garantire cure di qualità” – ha sottolineato l’Arcivescovo. La speranza, allora, non è un concetto astratto, ma un’energia che si trasforma in azioni concrete: nella gentilezza di un sorriso, nell’ascolto attento, nella cura che va oltre la medicina per diventare presenza e vicinanza.
La celebrazione si è conclusa con un invito accorato a portare la speranza in ogni gesto quotidiano, trasformando il servizio sanitario in una missione di luce e umanità. “Come ci ricorda il Vangelo di oggi, la Trasfigurazione ci dice che, nonostante le difficoltà, c’è una luce che continua a brillare, una luce che ci invita a guardare oltre, a vedere la bellezza e la gloria che ci aspettano” – ha affermato l’Arcivescovo con forza.
Il messaggio che risuona da questa giornata è potente: la speranza è viva! Non è solo un sentimento, ma una forza che sostiene chi lotta, chi si prende cura, chi non si arrende. È la fiamma che continua ad ardere negli ospedali, nelle corsie, nelle sale d’attesa, negli ambulatori e nei cuori di chi, ogni giorno, si dedica agli altri con passione e sacrificio.
Il Giubileo dei Medici e degli Operatori Sanitari ha lasciato un segno profondo: una comunità di professionisti unita dalla fede e dalla speranza, pronta a testimoniare con il proprio lavoro la bellezza della cura e della compassione.
E allora, che questa luce non si spenga! Che continui a brillare nei gesti di ogni giorno, nelle corsie degli ospedali, negli ambulatori, nelle case di chi soffre. Perché la speranza non è un’esperienza solitaria, ma un dono da condividere. Insieme, possiamo costruire una sanità più umana, più giusta, più luminosa. E oggi, in questa giornata speciale, abbiamo visto che è possibile.
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