di LETIZIA GUAGLIARDI - Il 20 marzo sarà la Giornata mondiale della felicità, istituita nel 2012 per sensibilizzare sulla sua importanza nella nostra vita perché da essa dipende il benessere collettivo. “Viviamo tutti con l’obiettivo di essere felici; le nostre vite sono diverse, eppure uguali.” Questo scrisse Anna Frank nel suo famoso diario. E aveva ragione.
Perchè è così: tutti vogliamo essere felici ma non tutti sappiamo come essere felici. Forse perché è un concetto non uguale per tutti: chi pensa che felicità corrisponda al successo, chi alla ricchezza, chi all’impegno verso gli altri.
Per quanto riguarda la ricchezza, devo fare una precisazione: il denaro influenza più la valutazione complessiva che ognuno di noi fa della propria vita che il benessere emotivo quotidiano. Mi spiego meglio: un reddito più alto può farci sentire più soddisfatti della vita in generale, ma non necessariamente più felici giorno per giorno.
Cos’è, in realtà, la felicità? È uno stato di soddisfazione, di realizzazione e di benessere interiore. Ho messo in risalto la parola “interiore” perché è questo il segreto della felicità duratura: è quella creata da noi, non da cause esterne.
E come si crea? In questo ci vengono in aiuto anni e anni di studio e di ricerche e qui riporto la formula della felicità secondo Martin Seligman, padre fondatore della Psicologia Positiva:
H = S (50%) + C (10%) + V (40%)
Secondo questa formula, H=Happiness (felicità) si ottiene dalla somma di tre elementi:
S = Set Point Biologico. Riguarda la genetica e qui non possiamo agire. Però, se conosciamo il nostro punto di partenza, possiamo lavorare sulla nostra maggiore o minore predisposizione genetica alla felicità e accettarci per come siamo.
C = Circumstance, cioè le circostanze della vita. Anche su queste, poiché ci capitano, abbiamo poco potere e controllo. Però possiamo lavorare sul nostro modo di interpretarle e sul modo di affrontarle.
V = Voluntary Control. Da questo deriva la nostra felicità: dai fattori che dipendono dal nostro controllo volontario. Quindi, concentriamoci su questi. Sono tre:
il passato: dobbiamo imparare a considerarlo in modo positivo allenandoci alla gratitudine per ciò che abbiamo avuto e al perdono per ciò che abbiamo subito.
Il presente: quali sono i nostri punti di forza? Quali attività ci gratificano? Una volta risposto a queste due domande, dedichiamoci ad attività significative, qui e ora, e creeremo un presente che dà un significato alla nostra vita. Sentiamo, in questo modo, un senso di bene-essere
Il futuro: immaginarlo, scegliere degli obiettivi e raggiungerli, non lasciare i sogni ad ammuffire nel cassetto. Tutto questo ci fa guardare al futuro con speranza e ottimismo. Nel frattempo, ci sentiamo felici perché ci rendiamo conto che stiamo ottenendo una felicità stabile e utile, non influenzabile dagli alti e bassi della vita.
La felicità, dunque, viene da dentro di noi e ognuno di noi può creare la propria, con l’impegno e il tempo necessario. Più ci esercitiamo a essere felici e più riconosciamo che questo tipo di felicità – che è uno stato mentale – ci fa bene (anche all’anima), ci rende migliori, migliora le nostre relazioni e ci fa affrontare con più energia e ottimismo le situazioni spiacevoli o complicate (capitano lo stesso, purtroppo). Uno dei modi per allenarsi alla felicità è scrivere, per definire e concentrarci meglio su ciò che ci rende felici. Una vision board, per esempio. Quella che vedi inquesto articolo è mia, l’ho creata io, ma ognuno può personalizzarla come vuole.
“Le persone più felici, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa, soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino”. (frase attribuita ad Albert Einstein)
Di cosa abbiamo bisogno davvero? Quali azioni ci fanno stare bene e, di conseguenza, ci rendono felici? Eccone alcune.
ASCOLTARE senza giudicare
DONARE il nostro aiuto agli altri: tempo, conforto, incoraggiamento, cura. Un coinvolgimento attivo, a qualsiasi età.
SORRIDERE ed ESSERE GENTILI
CONDIVIDERE le nostre esperienze, quelle belle e utili che ispirano gli altri
AVERE UN BUON EQUILIBRIO fra vita personale e lavoro
PORSI degli obiettivi, anche piccoli, che siano in grado di migliorare la nostra vita e quella degli altri
AVERE SANE RELAZIONI – familiari, amici e colleghi. Non conta tanto il numero di relazioni sociali ma, piuttosto, la loro qualità. E conta anche avere persone felici intorno perché la felicità è contagiosa.
”Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente”. (Epicuro)
Le persone socievoli, altruiste, curiose e aperte a nuove esperienze rivelano livelli di felicità più elevate.
Riguardo al lavoro, una classifica ha messo in risalto gli impieghi più felici al mondo: sono quelli legati all’arte, alla cura e alla formazione del prossimo. E questo non deve sorprenderci, considerato quanto detto finora.
Perché ci sono persone che sembrano più felici di altre, sorridono spesso, sono positive e non si scoraggiano mai, anche quando affrontano qualcosa di spiacevole? E perché ci sono persone che, pur avendo tutto per essere felici, sono sempre depresse, si lamentano di continuo e brontolano per ogni cosa? La risposta è una soltanto: perché noi siamo responsabili della nostra felicità. Siamo noi che dobbiamo alimentare i circuiti che ci fanno stare bene e far morire di fame quelli che ci deprimono (dipendere dal giudizio degli altri, rimanere intrappolati nel passato, impuntarsi sempre sul proprio punto di vista, dare sempre la colpa agli altri o alle situazioni, non osare uscire dalla propria comfort zone per paura del fallimento e così via).
Le scoperte delle neuroscienze ci aiutano in questo: il cervello può sempre modificarsi, anche quando siamo già adulti. Un tempo, infatti, gli scienziati pensavano che quest’organo, come le ossa, terminasse la sua crescita alla fine della pubertà. E’ vero, invece, il contrario: tutte le volte che impariamo o sperimentiamo qualcosa modifichiamo i collegamenti nel nostro cervello, le cui cellule si organizzano in modi sempre più nuovi e più complessi. Questo ci suggerisce che, con l’allenamento giusto, possiamo migliorare la nostra capacità di essere felici, possiamo aumentare la nostra disposizione naturale ai sentimenti positivi nello stesso modo in cui impariamo, per esempio, una lingua straniera: con l’esercizio.
La Bibbia ci dà ancora dei suggerimenti:
Nel Salmo 40,5 è beato (cioè felice) l’uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore e non si volge verso chi segue gli idoli, verso chi segue la menzogna.
Il Salmo 41,2 definisce beato chi ha cura del debole, perché nel giorno della sventura sperimenterà la liberazione del Signore. A sua volta il Salmo 84,6 proclama la felicità di chi trova in Dio la sua forza.
Felicità…è un bicchiere di vino con un panino cantavano Al Bano e Romina. In pratica, significa che la felicità non è poi così lontana come pensiamo: è nelle piccole cose di ogni giorno, nelle persone che amiamo, nei valori che contano davvero, nei momenti che ci danno serenità, nei gesti che ci fanno sentire utili. Un approccio diverso alla vita, insomma.
Accorgersi del calore del sole, ascoltare il rumore della pioggia, emozionarsi davanti ai colori di un tramonto o di un’alba, osservare il cielo stellato, passeggiare nella natura, ridere con gli amici, condividere i pasti con la famiglia, ascoltare i propri figli, abbracciare, incoraggiare, sentirsi liberi, in salute e pieni di energia.
Tutte cose che non si trovano casualmente e che, grazie al cielo, il denaro non può comprare.
di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 19/03/2025
Testata Giornalistica - Registrazione Tribunale di Rossano N° 01/08 del 10-04-2008 - Nessun contenuto può essere riprodotto senza l'autorizzazione dell'editore.
Copyright © 2008 - 2025 Ionio Notizie. Tutti i diritti riservati - Via Nazionale, Mirto Crosia (CS) - P.IVA: 02768320786 - Realizzato da CV Solutions
Ogni forma di collaborazione con questo quotidiano on line è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita - E-mail: direttore@ionionotizie.it