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Rossano (Cosenza) - Discriminazioni nella lingua italiana


di LETIZIA GUAGLIARDI - Nella Giornata Internazionale dedicata alle donne, anche quest’anno, tanti mazzetti di mimosa regalati alle mamme, alle colleghe, alle mogli e alle fidanzate e alle insegnanti. Ma…chiediamoci: è un gesto consapevole o solo rituale?

Noi adulti abbiamo una grande responsabilità in quanto genitori, insegnanti ed educatori, oggi più che mai. Dobbiamo educare i nostri bambini e ragazzi, gli adulti di domani, a diventare uomini perbene. Il che significa, fra le altre cose, insegnare loro ad amare e a rispettare le donne, TUTTE (mamme, sorelle, insegnanti, colleghe, fidanzate, mogli…) e a non avere su di loro nessun tipo di pregiudizio. Più di tante prediche, insegniamo loro con il nostro esempio: amiamoli e rispettiamoli e loro faranno altrettanto. Una bella responsabilità, certo, ma un onore, anche.

L’8 marzo serve a sottolineare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo.

A proposito di discriminazioni, ripropongo l’elenco di Stefano Bartezzaghi, famoso linguista, studioso ed enigmista, che fa ne fa notare numerose e clamorose, esistenti già nel linguaggio italiano sulla donna, disuguaglianze che, purtroppo, fanno sorridere ma è un’ironia amara..
“Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana: una… mignotta.
Un massaggiatore: un cinesiterapista.
Una massaggiatrice: una… mignotta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo. Una donna di strada: una… mignotta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile: una… mignotta.
Un passeggiatore: un uomo che cammina. Una passeggiatrice: una… mignotta.
Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta, ma che vale la pena di raccontare. Una donna con un passato: una …mignotta
Uno squillo: il suono del telefono. Una squillo: …dai non la dico nemmeno.
Un uomo di mondo: un gran signore. Una donna di mondo: un gran…mignotta.
Uno che batte: un tennista che serve la palla. Una che batte: …non dico manco questa.
Un uomo che ha un protettore: un intoccabile raccomandato. Una donna che ha un protettore: una…mignotta.
Un buon uomo: un uomo probo. Una buona donna: una…mignotta.
Un uomo allegro: un buontempone. Una donna allegra: una…mignotta.
Un gatto morto: un felino deceduto. Una gattamorta: una …mignotta.
Uno zoccolo: una calzatura di campagna. Una zoccola: …”

Ok ai mazzetti di mimosa l’8 marzo, dunque, purché siano donati con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare.

Per le donne che subiscono violenza verbale e fisica in casa, per quelle uccise in quanto donne, per quelle che si vedono negati i diritti più importanti al lavoro, per le bambine che ancora subiscono l’infibulazione, per quelle obbligate a sposarsi e per le ragazze uccise perché hanno rifiutato un matrimonio imposto, per esempio.

Grazie anche per gli auguri, purché rappresentino un gesto sincero che guarda al futuro, un gesto fatto con amore e rispetto verso tutte le donne.

Soprattutto, non solo un giorno all’anno, altrimenti è un giorno inutile.

Che le donne, tutte le donne, abbiano sempre un motivo per sorridere. Ogni giorno.


di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 12/03/2025

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