di LETIZIA GUAGLIARDI - Quando siamo tristi ricorriamo ai carboidrati, quando vogliamo affetto cerchiamo i cibi dolci. Come si chiamano questi cibi? COMFORT FOOD! È il cibo che ci dà conforto, che ci abbraccia, ci coccola, ci fa sentire felici e appagati. C’è quando sentiamo di meritarcelo perché abbiamo raggiunto un obiettivo, quando siamo tristi, annoiati, stressati, malati o arrabbiati, c’è anche quando ci sentiamo soli e quando abbiamo bisogno di un momento di tranquillità dopo una giornata no. Non è solo cibo o bevanda, non si tratta solo del semplice atto di mangiare o di cucinare. È, in realtà, un insieme di sensazioni, è rassicurazione, è appagamento.
Per alcuni è il cibo delle multinazionali, per altri, invece, è quello genuino, semplice, che appartiene alla nostra tradizione culinaria, che ci è familiare, che conosciamo molto bene.
Ricordi Bridget Jones, avvolta nella trapunta, che per affogare i suoi dispiaceri tuffava il cucchiaio nel barattolo del gelato? Ma l’esempio più famoso in letteratura è senza dubbio quello di Marcel Proust, famoso per “Alla ricerca del tempo perduto”: mentre mangiava le “petites madeleines”, i corti e paffuti dolcetti a forma di conchiglia, ormai adulto e malato nel suo appartamento di Parigi, fu assalito da un flusso di ricordi. Gli tornarono in mente le domeniche mattina quando era bambino a Combray e glieli offriva, con una tazza di tè o di tiglio, sua zia Léonie. E cita anche altre delizie che per lui erano confortanti: il profumo di un buon bicchiere di sidro fresco e la semplicità di un piatto di patatine fritte: “i piatti più semplici sono quelli dalla riuscita più difficile” e la torta di mele che gli ricorda il colore solare della porta del negozio/bazar del marito della sua dispotica zia Léonie.
Non è solo una questione di gusti, dipende anche dai ricordi felici che certi cibi suscitano in noi: un posto particolare, la nostra casa da bambini, una persona cara, una bella esperienza della nostra infanzia, i picnic con i parenti o con gli amici, i pranzi in famiglia la domenica. Per me, per esempio, le polpette di melanzane di nonna Ida e i maccheroni al ferretto di nonna Maria. Questo è, dopotutto, il compito del comfort food: far passare la nostra mente da uno stato vigile, in allerta, fissata sugli impegni e sui problemi da risolvere, a una condizione momentanea di rilassatezza, di “stacco”, in cui essa si abbandona ai ricordi felici, prova gratitudine per l’opportunità che sta vivendo e si concede anche di sognare qualcosa di positivo per il dopo pasto.
Ognuno di noi ha il proprio comfort food preferito perché ognuno di noi gli attribuisce un significato diverso, però ci sono cibi che mettono d’accordo tutti: la pizza, il pane appena sfornato, la pasta fresca, la torta di mele, la crostata con la marmellata fatta in casa, le minestre calde e nutrienti, i biscotti, la cioccolata, la pausa-caffè con i colleghi, l’ora del tè (o delle tisane) con le amiche. D’inverno, mentre fuori piove, fa freddo e tira vento, ci sono i piatti che ci avvolgono, ci scaldano il cuore e ristorano l’anima: il formaggio caldo che si scioglie, i risotti cremosi, le zuppe che profumano di bosco, le verdure gratinate, i polpettoni al forno, le patatine fritte. D’estate, per esempio, ci sono la carne e le verdure cotte al barbecue e le insalatone colorate e allegre consumate con gli amici. Tutto questo ci restituisce una sensazione di conforto e di condivisione.
Perché, tutto sommato, è proprio la ricchezza sensoriale che colpisce i nostri sensi e ci abbraccia: la cremosità, la croccantezza, i sapori rassicuranti, la freschezza degli ingredienti, i colori e i profumi che si armonizzano fra di loro, il rumore delle stoviglie mentre li prepariamo.
Il comfort food ci fa bene ma come coccola occasionale, non come abitudine, soprattutto per quanto riguarda i cibi ipercalorici: Bridget Jones si abbuffava di gelato! Non sono la soluzione di un nostro problema nè devono essere il nostro rifugio quotidiano contro lo stress, la solitudine, la noia e tutto il resto. Per questi ci sono altri rimedi. Sono intermezzi gratificanti ma di breve durata.
Piuttosto, consideriamole delle coccole piacevoli per la nostra anima e la nostra mente e condividiamole anche con le persone a noi più vicine.
di Rubrica autogestita da Letizia Guagliardi | 26/02/2025
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